Pesca Catch and Release

Pesca Catch and Release

La pesca Catch and Release, (prendi e rilascia) dovrebbe essere presa in considerazione da ogni trotaiolo, o meglio da ogni pescatore.
Sono un sostenitore del c&r, ma non sono un sostenitore del c&r integralista che pensa debba essere fatto a prescindere in ogni situazione e a qualsiasi costo. Il rilascio di un pesce deve sempre avvenire con estrema consapevolezza di quello che si sta facendo.
Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio “boom” di questa pratica, sia a livello mediatico che nella pratica quotidiana.
Anche se può sembrare una moda recente, non lo è affatto: si parlava infatti di “prendi e rilascia” già negli anni ’60. Ovviamente oggi, grazie ad internet ed ai nuovi mezzi di comunicazione, ha maggiore risalto e se ne parla molto di più.

Perchè il c&r?

Negli ultimi anni ci sono sempre più persone che si avvicinano alla pesca e questo è un bene. Il binomio pescatori e pesci è strettamente collegato ma non direttamente proporzionale.
Mi spiego meglio: anche se i pescatori aumentano, i pesci non aumentano di conseguenza ma potenzialmente possono diminuire drasticamente. Dico potenzialmente perchè è proprio qua che il c&r ha un ruolo fondamentale. Una corretta conoscenza di questa pratica è tranquillamente sostenibile ed è forse l’unica ancora di salvezza per il futuro della pesca.
Pensate se ogni pescatore trattiene anche “solo” 3 esemplari ad uscita, moltiplicateli per 1,5 uscite in media a settimana e moltiplicatele per tutti i pescatori abituali, si raggiungono cifre che in poco tempo distruggerebbero tutte le acque. Ho detto “solo” 3 catture perchè in Trentino è consentito trattenere fino a 5 salmonidi e in altre regioni, come il Piemonte, addirittura 8…
Si può pensare che, essendo il numero di catture consentito dal regolamento il problema non sussista, ma è qua che si sbaglia. E’ proprio il regolamento che andrebbe rivisto. Ovviamente un’associazione per andare avanti deve accontentare un po’ tutti ed è proprio per questo che l’introduzione di tratti “pronta pesca“, alternati a tratti no kill, trova il giusto equilibrio.
Secondo il mio personalissimo e modestissimo punto di vista una gestione ottimale sarebbe quella di adottare i regolamenti delle zone trofeo con l’aggiunta del divieto totale della trattenuta della trota marmorata. Questa è infatti, una specie quasi in via d’estinzione, ormai nelle nostre acque è facile trovare ibridi ma è sempre più difficile trovare una marmorata pura e per questo va salvaguardata destinandole delle zone specifiche.

No kill

Zona No Kill nel torrente Noce

Ogni anno nascono nuove zone “no kill“, cioè zone in cui non è consentita la trattenuta di nessun esemplare e che stabilisce delle limitazioni sulle tecniche di pesca d’adoperare. La soluzione quindi sarebbe stabilire il no kill in tutte le acque? Certamente no.
Come spiegato in precedenza, l’integralismo non porta mai a nessuna soluzione, gli estremi difficilmente vanno bene. Avere delle zone no kill è sicuramente importantissimo ma non è la soluzione al problema. Il buon senso, l’essere responsabili e la voglia di cambiare le cose possono essere la soluzione.
Nessuno nasce “imparato” ma tutti possono essere istruiti. Ciò non vuol dire che per essere un pescatore bisogna essere anche ittiologo, dico solo che la passione e la giusta formazione possono fare la differenza, nella pesca come in qualsiasi altro settore.

Considerazioni personali

Penso che investire risorse per formare gli aspiranti pescatori sia di fondamentale importanza per il futuro della pesca.
In fondo, compiuti i 14 anni, basta un corso di 8 ore per prendere la licenza e sappiamo benissimo che un corso di 8 ore non forma proprio nessuno!
Anni addietro, per avere la licenza bisognava sostenere un esame, il che voleva dire studiare e impegnarsi per averla. Serviva? Fino a un certo punto.
Chiunque sano di mente sa che studiare in autonomia su un libro porta a scarsi risultati. E infatti l’esame è stato tolto: si presume che una cosa venga rivista in ottica di miglioramento, ma questa soluzione ha veramente portato dei vantaggi al mondo della pesca se non numeri farlocchi?
E’ vero, senza la necessità di sostenere un esame sono molte le persone che hanno preso la licenza di pesca, ma a quali pro?
100 persone che iniziano a praticare un’attività senza nessuna formazione fanno veramente bene al movimento della pesca sportiva? Non è forse meglio averne 20 formate correttamente?

Queste sono solo delle mie considerazioni e probabilmente alle istituzioni fanno più comodo i numeri piuttosto che il “corretto” funzionamento di un sistema.