La chiusura della pesca: il punto di vista delle fidanzate

La chiusura della pesca: il punto di vista delle fidanzate

Si dice che fare il genitore sia il lavoro più difficile del mondo, ma anche essere la compagna di un pescatore non scherza! 🙂
In fondo non sono poi così distanti: bisogna essere un po’ mamma, un po’ amica, ma soprattutto bisogna armarsi di tanta ma taaaaaanta pazienza.

I pescatori sono esemplari unici e per certi versi un po’ strani. Ma in fondo ci piacciono proprio perché sono così 😉

Parlo dei pescatori che amano la natura, la rispettano e ne fanno una ragione di vita.
Ed è proprio questo il punto: per loro la pesca è vita, c’è poco da fare. Dobbiamo semplicemente farcene una ragione.

La stagione di pesca

Quando la pesca è aperta li vedete pieni di vita, pieni di energia e con tanta voglia di fare. Sono in uno stato di costante agitazione, si alzano ad orari improbabili ed organizzano le loro giornate in base alla pesca. “Faccio il turno di notte da 12h e poi vado diretto a pesca“.

Esplodono di una gioia incontrollata ad ogni cattura: vi riempiono di foto e messaggi “Guarda che bella questa!“, “Che colori!”, “L’ho presa con l’artificiale che mi hai regalato tu!“. Questo è il periodo più bello, quello in cui non si arrabbiano mai, sono rilassati, si godono la vita.

Ma questi momenti spensierati durano poco. Il pescatore è infatti irrazionale, si lascia guidare dalle sue emozioni e dai suoi istinti.

La rabbia

La rabbia è un sentimento a cui ci lasciamo andare tutti, ma il pescatore ha una rabbia tutta sua.

La prima cosa che una ragazza deve temere è solo una: il cappotto.
Può capitare, è vero, fa parte del gioco. Ma il pescatore non lo accetta. È più forte di lui. Preparatevi ad umore pessimo e nervi a fior di pelle. Non disperate, qualsiasi cosa facciate non andrà mai bene. Spingetelo ad andare al più presto a pesca… e pregate che vada bene! 😉 

Ma la sciagurata eventualità di un cappotto non è la peggiore che possa presentarsi.
Il peggio accade quando ad un cappotto si abbina la perdita di qualche artificiale. Magari il suo preferito, magari quello artigianale, quel pezzo unico scovato dopo anni di ricerca… quello non riesce proprio ad accettarlo.

Per non parlare della rottura o addirittura della perdita della canna.
È successo un paio di anni fa: è stato per una settimana in lutto, non parlava e mangiava a stento. Si è pure tuffato nell’acqua gelida ma non c’è stato nulla da fare, la canna è andata via con la corrente. E con lei tutta la sua voglia di vivere.

La delusione

Nella pesca ci sono gioie e delusioni, è naturale, ma sono entrambe inaspettate. Quindi dovete tenervi pronte per qualsiasi evenienza 😉

La delusione più grande è quando un pesce riesce a liberarsi, abbocca ma scappa. E magicamente è sempre il pesce della vita.
Ripenserà a quel momento giorno e notte, ve lo descriverà con minuzia di particolari più e più volte e leggerete la delusione sul suo volto per un bel po’.

La chiusura della pesca

Ma il periodo peggiore in assoluto, quello in cui conti con ansia i giorni perché non vedi l’ora che finisca, è il periodo di chiusura della pesca.
Nel mio caso il periodo di chiusura della pesca alla trota, l’autunno/inverno. In particolare i lunghi mesi di ottobre e novembre (dicembre non conta perché ci sono i regali di Natale, ovviamente relativi alla pesca, mentre gennaio è il mese del conto alla rovescia).

In questo periodo l’umore del pescatore è sempre e costantemente nero.

È nervoso, non ha la sua valvola di sfogo, non sa come passare il tempo libero.
Non importa quante cose facciate per tirargli su il morale, non riuscirete mai a colmare quel vuoto.

Lo vedete vagare come uno zombie, la sua vita sembra non avere più uno scopo.
Prova a dedicarsi ad altre attività, ma niente. Nessuna lo appassiona così tanto.

Ogni tanto scappa, va a vedere come stanno i suoi amati torrenti. Ferma di colpo l’auto in mezzo ad un ponte e osserva.
Io: “Amore cosa stai facendo?
Lui: “Guardo la frega”.
Come un bimbo a cui è stato proibito il suo giochino preferito. Come i carcerati che aspettano l’ora d’aria.

Passa le giornate a guardare video di pesca su YouTube: li ha già guardati tutti, ma li riguarda. “Aspetta che mi manca il video di quel pescatore koreano, guarda che bella trota!“. 

Sul suo cellulare ha una cartella con le foto di tutte le catture. Le guarda all’infinito, si sofferma su ognuna. Ti sa dire l’ora, il giorno, il posto e la buca in cui l’ha presa. Si ricorda ogni minimo particolare. Ma non chiedergli di ricordarsi del vostro anniversario.. 🙂 

Ti critica per tutto l’anno per le tue spese: noi donne, si sa, amiamo lo shopping. Ma il pescatore durante la chiusura della pesca di più!
Affoga il suo dolore nell’acquisto di nuova attrezzatura da usare alla tanto attesa apertura: ore e ore alla ricerca di offerte e occasioni, nella comparazione di questo o quell’artificiale, che alla fine compra entrambi perchè “non si sa mai“.

Fa discorsi sconnessi e in qualsiasi modo ti porterà a parlare di pesca. Non importa di cosa stiate parlando, la sua mente è sempre lì. 
In questo momento venderei un rene pur di poter andare in torrente” mi ha detto ieri. Siamo nella fase più acuta della malattia

Care colleghe, fidanzate e mogli di pescatori. Facciamoci forza, l’apertura è vicina! 🙂

2 pensieri riguardo “La chiusura della pesca: il punto di vista delle fidanzate

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