Alla scoperta della pesca a mosca – Pim, Pem, PAM!

Alla scoperta della pesca a mosca – Pim, Pem, PAM!

Ho sempre visto nella pesca a mosca come qualcosa di affascinante, di magico, che si discostava dal fascino della pesca “tradizionale”. L’ho sempre  vista con occhio lontano, spesso critico ma sempre con immenso rispetto e forse con un senso di impotenza. Impotenza dettata dal fatto che la vedevo come una cosa irraggiungibile, troppo lontana dalla pesca a spinning e apparentemente senza punti di incontro.

Alla scoperta della Pesca a Mosca

Il 2017 è stato un anno intenso: ho aperto questo blog e ho conosciuto nuove persone, nuove idee, nuovi pareri, nuovi punti di vista. Possiamo riassumerlo in un anno di assoluta crescita.

Mi sono avvicinato molto alle riserve No-Kill, non ho mai pescato così tanto in queste zone come in questa stagione. La verità è che sono in forte espansione, continuano a crescere anche qui in Trentino e fanno ben sperare per il futuro della pesca
La regola principe di questi tratti, come intuibile dal nome, è la non uccisione del pesce catturato e quindi l’attuazione di alcune regole generali per liberare il pesce nelle migliori condizioni possibili.

Tra queste regole c’è l’uso di ami singoli senza ardiglione e, non me ne vogliano i “guru della pesca a spinning”, ma questo a mio avviso è assai limitante. Il fattore più limitante è la perdita di moltissimi pesci, soprattutto se si pesca in torrente a risalire. E’ anche vero che nella pesca portare a guadino non è tutto, ma è sicuramente una bella soddisfazione.

Nella pesca a mosca non si perdono così tanti pesci anche se si pesca senza ardiglione: l’azione è diversa, la meccanica non gli rema contro ed è anche meno invasiva.

La decisione

Per i motivi sopra descritti e grazie ad Alberto Concini, che tengo a ringraziare ancora una volta, mi sono lanciato in questo nuovo mondo e ho acquistato la mia prima attrezzatura da mosca: il Kit Entry-Level Airflo da 8’6”. Consultando vari forum ho scoperto essere il kit che ha lanciato molti pescatori a mosca, quindi perchè non salire a bordo? 😀

Il kit arriva già pronto per la pesca, coda di topo sul mulinello, finale conico fissato all’estremità e una manciata di mosche nella scatolina.  Cos’altro chiedere se siete inesperti?
Il giorno dopo sono già in acqua a cercare di capirci qualcosa, due ore volano e non avendo la minima idea di quello che stavo facendo mi è pure scappata una piccola fario.

Nel periodo estivo il lavoro mi porta via gran parte del tempo e quindi per la pesca restano le briciole che decido di dedicare alla pesca a spinning, assai più concreta fino a quel momento.

Prima vera giornata da PAM

L’autunno è alle porte, così come la possibilità di tornare in torrente con qualche nozione in più sulla pesca a ninfa e lo spot prescelto è la zona trofeo del torrente Noce in Val di Non. Sento di avere molta più familiarità con questa attrezzatura che risulta differente dalla classica da pesca. L’azione è abbastanza semplice, anzi, meglio dire intuitiva. Si fa uscire un po’ di coda dal mulinello, si lancia la ninfa a monte, la si fa scorrere nella corrente fino a valle, si lascia in trazione per alcuni secondi e si ripete il tutto. 

Ok, nella pratica non è così semplice, almeno inizialmente, ma l’idea lo è. 😀

Dopo alcuni lanci riesco a percepire la prima abboccata che non va a buon fine, rilancio nello stesso punto e finalmente qualcosa attacca con decisione la piccola ninfa, che emozione, la mia prima trota catturata a mosca! Devo ammettere di essere abbastanza impacciato, le trote sono solito recuperarle con il mulinello, recuperare il filo a mano mi sembra strano ma sono sicuro che ci farò l’abitudine.

Sono al settimo cielo, sarei felice anche se non prendessi più una trota per il resto della giornata. Proseguo fiducioso nell’azione di pesca che avanza a rilento, mi soffermo molto in ogni singolo ricircolo d’acqua, dove penso stazioni qualche pesce.

Spesso confondo i sassi del fondo con attacchi di trote, ma non importa. Incaglio spesso, qualche lancio lo faccio sugli alberi, ma non importa. Bisogna mantenere la calma, risolvere il problema momentaneo e ripartire. E’ così nella pesca come nella vita. 

Una trota bellissima

Andando avanti provo qualche lancio “azzardato”, sotto qualche albero nelle zone più in ombra. E’ almeno un’ora che mi trovo immerso nell’acqua senza mai uscire, che goduria! Nella pesca a spinning può capitare, ma è più solito lanciare e recuperare da riva, stando a distanza dalla possibile preda. Nella pesca a ninfa questo non accade, vista l’azione e i lanci corti, bisogna avvicinarsi molto ma sempre con estrema cautela. 

Dopo qualche lancio sbagliato riesco a far capitolare la ninfa nel punto perfetto, scorre verso valle, è quasi al fine corsa e due secondi di trazione prima del giro di boa bastano per far scaturire l’attacco di una splendida trota fario. La ferrata è decisa ma delicata, vedo la trota lottare contro corrente e la mosca agganciata appena sul labbro. La leggerezza della canna fa mancare il fiato ad ogni testata del pesce. Emozioni simili allo spinning ultralight. Finalmente riesco a farla uscire dalla corrente, recuperarla e portarla a guadino. Slamarla è un’operazione velocissima e dopo la foto di rito torna come un missile da dove è venuta. 

Considerazioni finali

Dopo questa cattura la mia fame è ampiamente soddisfatta, avanzo fino all’ultima buca della giornata che mi regala altre due piccole catture. Non posso che essere soddisfatto, quest’uscita mi fa ben sperare per la prossima stagione dove approfondirò sicuramente questa tecnica.

Non penso che abbandonerò la pesca a spinning perchè pur essendo diversa, l’una non esclude l’altra e nella mia visione della pesca c’è abbastanza spazio per tutte e due. 😀

La pesca è un mondo vastissimo e avere una mente chiusa fossilizzandosi in un punto vi farà vivere di rimpianti 😉

 

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