Una trota da sogno…

Una trota da sogno…

Oggi è una di quelle giornate che difficilmente dimenticherò..

Tutto parte con una voglia matta di tornare a pescare in torrente. Il torrente scelto per il pomeriggio è il mio torrente preferito, quello dove sono cresciuto come pescatore. 
Pranzo in fretta e furia ma mi accorgo che è tornato a piovere. Guardo la Val di Non e non sembra così nera come qua in Piana Rotaliana, quindi sono ottimista.
Tempo mezz’ora e la pioggia termina lasciando spazio a qualche timido raggio di sole. L’attrezzatura è tutta pronta e parto quindi per la magica Val di Non. Altri 20 minuti e sono sul torrente ma purtroppo non è quello che mi aspettavo, acqua altissima colore caffellatte. Decido comunque di provare a pescare nelle prime tre grandi buche che ci sono, ma mi accorgo che è davvero impossibile pescarci a spinning.

Rammaricato torno all’auto, mi levo i cosciali e comincio a pensare ad altre possibilità. In macchina avevo solo l’attrezzatura da Ultralight e quindi le mie scelte erano limitate a quella tipologia di pesca a spinning
Apro il libretto annuale e consulto la mappa delle acque per farmi ispirare da qualche corso d’acqua. Sono bastati 2 secondi per capire che il torrente che faceva per me in quel momento distava solo 10 minuti di macchina. Arrivato sul torrente la situazione è sicuramente migliore, l’acqua è più alta del normale ma ben si presta alla pesca a spinning. I primi lanci sono da sogno, attacchi di trote da tutte le parti ma mangiano malissimo. Attaccano corto per poi tornare in tana. Dopo i primi due inseguimenti a vuoto anticipo la ferrata per riuscire a catturarne qualcuna e apparentemente sembrerebbe la scelta più corretta, ma in realtà una volta agganciate dopo due scodate si slamano con troppa facilità. Controllo le condizioni dell’amo singolo del cucchiaino ma sembrerebbe tutto nella norma. Vado avanti senza farmi prendere dalla frustrazione e anche se sono numerosissime le trote slamate, finalmente riesco a portare a guadino un bellissimo ibrido di trota marmorata.

Nella buca poco più sopra è una fario tratta in inganno dal Mepps del 3, non grandissima, ma con dei colori davvero belli.

Che si siano decise a mangiare come si deve? Niente. Se prima ogni 2 lanci si vedeva una trota, adesso è 15 minuti che non si vede anima viva. Stranissimo. Passano altri 2 minuti e comincia a piovere forte. Che sia quello il motivo per cui non si vede più una trota? Boo.
Vedo in lontananza una bella buca degna dell’ultima di giornata. Solito Mepps n°3 lancio a monte, recupero, niente. Ci riprovo cambiando leggermente traiettoria. Lancio a monte, faccio scendere, baaang.

Una botta che sento ancora adesso. Un casino assurdo, ma velocemente viene verso di me, la vedo e non riesco a crederci. Una fario. Un maschio con un becco spropositato e con dei colori degni del miglior Compro Oro. Faccio per prendere il guadino, ma parte verso un lato della buca con poca acqua e ferma. La cosa migliore che potesse accadere penso. Agitato come non mai vado verso la belva, ad un metro di distanza parte e va verso la corrente. La frizione del mulinello comincia a fischiare, la piccola Carson è al limite della piega e sento il rumore che nessun pescatore vorrebbe sentire. Monofilo che fluttua in aria e pesce scappato con il cucchiaino in bocca. In quel momento non riesco a pensare a niente, mi ci vogliono 2 minuti per metabolizzare quello che è appena successo. Una volta seduto, rivivo con la mente il momento dell’attacco, del combattimento e della rottura della lenza. Mi faccio alcune domande: ma cosa volevi fare con quel guadino? Ci stava solo la testa, forse. Hai usato tutte le tue abilità per portare a riva quel magnifico pesce? Probabilmente no. L’agitazione e il panico hanno avuto il sopravvento. Sopravviverà con l’artificiale che gli hai lasciato in bocca? Con molta probabilità, sì. L’amo senza ardiglione una volta persa la tensione ha molte possibilità di uscire dalla bocca. Fatte queste domande, rivivo la bellezza di quell’esemplare facendo viaggiare la mente a rallenty. La stimo tra i 50 e i 60 cm con una pancia spropositata. Niente di eccezionale per chi pesca abitualmente in fiumi di fondovalle, ma per me, che sono solito pescare in micro torrenti o comunque torrenti montani di modeste dimensioni, questo era probabilmente il mio pesce delle vita. L’imprevidibilità ha avuto la meglio e mi ha dato una bella lezione. E’ vero che avevo attrezzatura leggerissima ma probabilmente se avessi avuto l’accortezza e la lucidità di saltare tra i sassi verso valle quel pesce, forse, sarei riuscito a portarlo a riva.
Non riesco ad essere rammaricato per aver perso una trota del genere, perchè averla vista mi ha ripagato adeguatamente. Ho il rammarico però, di essere sicuro che avrei potuto dare di più.
Farò tesoro di questa lezione e chissà, magari in futuro avrò nuovamente l’occasione di combattere con chi mi ha sconfitto oggi e rimettere le cose in pari 😉

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